Filobus e Referendum

Pubblicato il da caelsius

IMG10.jpgQualche anno fa, mi pare fosse il 2007, nel quartiere in cui abito a Roma, vidi che si stavano conducendo “strani” lavori lungo la via Nomentana, un’importantissima arteria che nel tratto urbano è larghissima, e poi prosegue come strettissima strada provinciale sino a Mentana e Monterotondo. Incuriosita, cercai di informarmi in merito e non potete capire la mia sorpresa quando mi sentii rispondere che si stava “armando la linea aerea del filobus”. Filobus? E che è? Come al solito chiesi lumi ai miei personali ed esclusivi Wikipedia, cioè ai miei nonni che mi spiegarono tutto. Il filobus è semplicemente un autobus a motore elettrico alimentato con una connessione flessibile alla linea dell’energia elettrica, né più né meno come accade per i treni, la metropolitana ed il tram. Il pregio dei filobus è quello di essere “ecologici” perché non inquinano e sono silenziosissimi, come ho poi sperimentato sulla mia pelle rischiando un paio di volte di finirci sotto perché non te li senti arrivare addosso. Inoltre, rispetto ai tram possono vantare una maggiore flessibilità di impiego in quanto non sono vincolati ad un binario rigido, ma entro certi limiti possono scartare a destra od a sinistra, meglio districandosi nel disordinato traffico urbano. Apposta adesso li stanno reintroducendo. Alt!! Fermi tutti! Come reintroducendo? Se li reintroducono significa che prima c’erano e poi li hanno tolti. Ma se sono così superfichissimi, se sono ecologici, silenziosi, efficienti perché mai li avevano tolti? Allora con santa pazienza i miei nonni hanno approfondito l’argomento, col che ho scoperto che nel 1957 a Roma c’erano la bellezza di una trentina di linee di filobus, un mezzo che era popolare anche in altre grandi città italiane, come Napoli ad esempio. E che la rete di filobus si potenziò e si espanse sino al 1963, anno in cui qualcuno cominciò a storcere il naso e ad eccepire che tutte quelle linee aeree deturpavano il paesaggio e che era arrivata l’ora di dismetterle a favore di agili e rapidissimi (nonché chiassosissimi, ndr) autobus a motore diesel. E pure i tram avrebbero dovuto sparire dal panorama cittadino. Si diede luogo a campagne di sensibilizzazione, si mobilitarono i soliti  professionisti dello sfascismo che con marce, scioperi e manifestazioni di piazza al solito ebbero la meglio sulla “maggioranza silenziosa”, tanto che nel 1972 i filobus scomparvero dalle strade romane. Ingenuamente chiesi: “Ma chi erano quelli schierati contro gli autobus elettrici?” Pausa di silenzio. Poi mio nonno prese il coraggio e mi fece: “ Vedi, ti sembrerà incredibile, ma furono fatti eliminare da quelli che adesso li rivogliono, i cosiddetti ambientalisti, associazioni culturali in prima fila, poi quelli che dopo si son chiamati Verdi…Sole che Ride e via cantando. Gli stessi che, dopo aver fatto eliminare i tram, ne hanno chiesto a gran voce la reintroduzione, salvo modificarne il nome in Metropolitana Leggera…Quelli che adesso ce l’hanno col nucleare..” “Nonno, dai non scherzare…” “ E chi scherza..” Io veramente a volte mi chiedo in quale mondo sia capitata e cosa abbia mai fatto di male per essere circondata da gente così proterva, arrogante, insolente nella sua cospicua e crassa ignoranza. Cioè, questi dopo aver causato danni a dir poco ingenti al Paese, anziché prendere atto dello sfascio procurato e fare tesoro delle nefande conseguenze prodotte dalle loro stupide ed avventate iniziative, adesso hanno l’ardire e l’impudenza di alzare la cresta per imporre le loro inattuabili e deliranti soluzioni. Ora si che capisco tante cose. Questi signori sono gli stessi che si scagliano contro i cartelli pubblicitari posti lungo strade ed autostrade, tutto sommato innocui, e mi sta bene e son d’accordissimo con loro, ma poi mi vanno a chiedere di tappezzare il territorio con  squallide ed opprimenti spianate di pannelli solari, di assurde torri eoliche che oscurano gli orizzonti, devastano i panorami e violentano l’ambiente per tirare fuori  a costi decuplicati l’energia che non basta ad irrigare un orto od un campicello. Fatevi un giro in Daunia, lungo l’autostrada Napoli-Bari, vedete che bellezza ammirare stagliarsi contro cieli tersi ed azzurrissimi, non già il bagliore di gabbiani o colombi selvatici, ma le inutili ventole a tre pale di orride torri alte 30 metri, dal costo di mezzo giacimento di petrolio l’una, che tirano fuori quantità insignificanti di energia. E solo quando c’è vento. Venite a Roma a vedere come hanno conciato l’EUR gli interventi per “edificazioni sostenibili” delle cooperative edili rosse “non orientate al profitto” (infatti non pagano le tasse…), venite a vedere come sono belle le nuove costruzioni residenziali “ecologiche” dove dalle finestre la vista è occlusa dai pannelli solari, andate a vedere le nuove palazzine realizzate a Fiumicino sulla destra del porto-canale. Pensate ad una Italia trasformata tutta così. Questa è protezione dell’ambiente? Mio fratello, che è già laureato in ingegneria ambientale, tra qualche giorno conseguirà la definitiva specializzazione sull’ “Impatto ambientale di grosse strutture”, tipo cosa succederebbe all’ambiente circostante se si costruisse un ponte sullo Stretto, od un viadotto o una ferrovia TAV. Per scherzare, gli ho suggerito un progetto in cui cimentarsi per diventare subito famoso a Roma: l’interramento del Tevere per realizzare una strada a scorrimento veloce che tagli da Nord a Sud la città. Gli argini sono talmente alti da poter agevolmente contenere un’autostrada cittadina a due livelli sovrapposti, uno per ciascun senso di marcia. L’acqua del fiume scorrerebbe al di sotto del manto stradale del livello inferiore, e per il supero durante le piene basterebbe realizzare dei canali di scolmo dove l’acqua potrebbe essere convogliata da stazioni di pompaggio distribuite lungo il percorso. Io scherzavo per prendere in giro mio fratello, perché è evidente che si tratta di un progetto demenziale, di una mera provocazione, ma a questo punto spero che non mi abbiano ascoltato quelli di Sinistra, Ecologia e Libertà (quale?), che altrimenti rischio di vedere le marce per la realizzazione della superstrada che “sottragga la città  all’assedio del traffico”, un obiettivo per raggiungere il quale, una volta che fosse stabilito “dall’alto”, sarebbero disposti a passare sul cadavere del Tevere con la stessa disinvoltura con cui hanno violentato i bucolici paesaggi pugliesi con le loro “ecologiche” torri eoliche. D’altra parte niente di nuovo sotto il sole. Già sessant’anni fa Jaques Prèvert, che certo non passava per uno di destra, denunciava: “Tante foreste strappate alla Terra e massacrate, distrutte, rotativizzate. Tante foreste sacrificate per la pasta da carta dei miliardi di giornali che attirano annualmente l’attenzione dei lettori sui pericoli del disboscamento delle selve e delle foreste…..” Ora, parlando da persone “posate”, come mi dice sempre mia madre per richiamarmi all’ordine, bisogna stabilire un criterio per gestire queste cose complicate. Intanto io penso che prima di parlare a vanvera si debbano fare due conti, per misurare la fattibilità tecnico-economica di quello che si va proponendo. Allora, in tema di energia i conti sono stati fatti ed è più che dimostrato che proporre di risolvere i sempre più gravosi problemi dell’approvvigionamento energetico con tenui palliativi quali le cosiddette “fonti alternative”, rinnovabili o no che siano, in alternativa all’uso di materiali fossili esauribili, cioè carbone e petrolio, è come proporre di svuotare il mare con un cucchiaio da minestra. Poi bisognerebbe avere un minimo di coerenza e di congruenza. Credo che si sia tutti d’accordo che sia giunta l’ora che i Paesi del terzo e quarto mondo si emancipino e  si integrino in un equilibrato sistema produttivo planetario. E’ quello che fecero Italia e Giappone nell’immediato dopoguerra, seguiti poi dalla Cina Nazionalista, dalla Corea, dal Messico, dal Brasile, dal Sud Africa, ed ora sempre più prepotentemente da Repubblica Popolare (?) Cinese ed India, e che tentano di fare anche altri Paesi cosiddetti emergenti. In occasione di un mio passaggio a Roma, qualche tempo fa, mi sono comprata un costume da bagno ad hoc casomai avessi trovato il tempo di andare in piscina. M’è costato un sacco, uno Jeckerson. Vado a vedere: made in Tunisia. Mi compro le scarpe: Thailandia; il mouse: Vietnam….Ecco tutti contenti. Ma per emergere questi Paesi hanno bisogno di sempre maggiori quantità di energia, così come del resto quelli già industrializzati che devono aumentare la produzione ed inchiodare il PIL al 3% almeno per evitare crisi e recessioni. Se mettiamo insieme che la quantità disponibile di petrolio va progressivamente diminuendo, mentre il suo fabbisogno cresce, ecco spiegato perché il prezzo del greggio sia passato da 14 a 150 $ al barile, con punte sino 180-200 $. Allora che facciamo? Torniamo al Medio Evo o vogliamo trovare una soluzione efficace e definitiva? Quelli del filobus e del tram, prima si, poi no, adesso si, sono sempre gli stessi che hanno bloccato il programma di sviluppo nucleare negli anni ’60, riproponendo un referendum passato sull’onda dell’emozione di quanto avvenuto in Giappone adesso ed a Chernobyl prima. La paura e l’emozione non sono mai delle buone consigliere, ma occorrerebbe affidarsi sempre ad un approccio razionale nelle cose. Non è che se uno ammazza la moglie a coltellate si possa mettere fuori legge l’uso del coltello, ma si accetta il rischio che se ne possa fare un uso improprio. Non è che se cade un aereo di linea si smetta di volare, né lo sgranare le cifre invero impressionanti del numero di vittime in incidenti stradali abbia mai convinto qualcuno ad andare a piedi. Né che se uno muore di infarto durante una corsetta poi nel mondo si chiudano la Nike, l’Adidas e la Diadora. Si tratta di usare il coltello per il pane ed il salame, di migliorare la manutenzione degli aerei, di non correre dissennatamente con l’auto, di fare un ECG prima di dar sfogo alle proprie velleità podistiche. E’ eclatante quanto successo in Formula Uno. Fino a qualche anno fa, i più gravi incidenti in corsa spesso avevano un epilogo tragico, con la morte del pilota. Gli abitacoli delle monoposto si deformavano e si squarciavano senza offrire protezione alcuna ai conduttori, i serbatoi della benzina prendevano fuoco, nei ribaltamenti l’abitacolo si schiacciava. Se avete visto qualche incidente più di recente, vi sarete resi conto che tutto questo è finito. In caso di incidente, il motore si spegne, l’afflusso di benzina si arresta, il serbatoio è realizzato a scompartimenti con sistemi che impediscono all’aria di entrare a contatto col carburante evitandone così l’accensione, i telai sono a cedimento strutturale progressivo, cioè assorbono l’energia dell’impatto senza scaricarla al pilota, il quale è protetto da una cella di sopravvivenza in kevlar e fibre di carbonio praticamente indistruttibile, dotata di Roll Bar antischiacciamento e di maschera coadiuvante la respirazione in caso di emergenza. Questo per dire che lavorandoci sopra le cose possono essere rese sicure quanto si vuole. E questo vale anche per le centrali nucleari. Chernobyl non era pericolosa in linea di principio, ma ha ceduto perché era stata fatta male, in economia, riducendo al minimo i margini di sicurezza. Quanto a Fukushima, io dico che andrebbe apprezzata la tenuta globale delle centrali giapponesi, nonostante un terremoto apocalittico di intensità 9 sulla scala Richter. Ricordo che la scala Richter non è lineare come la Mercalli, ma logaritmica, per cui 9 non è una volta e mezzo 6 (l’Aquila), ma mille volte 6. Se poi volessimo scansare i pericoli esistenti al mondo, dovremmo evacuare tutte le popolazioni attorno ai vulcani, lungo le decine di migliaia di chilometri delle coste degli oceani Indiano e Pacifico a rischio tsunami, evacuare tutte le zone della terra minacciate da terremoti ed in Italia i 60 milioni di abitanti dovrebbero accalcarsi tutti a Roma, l’unico pezzetto di territorio nazionale a rischio sismico zero. Ma diamo i numeri? A me piace anche ricordare che quando il mondo era pulito, ecologico e non inquinato la speranza di vita degli abitanti del pianeta, cioè quanto a lungo mediamente si campava, era di 29 anni…Ora in questo mondaccio marcio, sporco, inquinato, con l’ambiente devastato dai metalli pesanti e dai rifiuti tossici prodotti dai detersivi e dalle batterie elettriche, dalle discariche a cielo aperto, dalle scorie nucleari, dai rifiuti che hanno raggiunto gli angoli più remoti del pianeta, si sfiorano gli 80 anni nei paesi industrializzati, i 70 nei paesi in via di sviluppo, ci si avvicina ai 60 nei paesi meno sviluppati, la mortalità infantile è stata quasi azzerata dappertutto, molte malattie che davano luogo ad autentiche piaghe epidemiche sono state debellate, vedi vaiolo, peste, colera, difterite, meningite e tubercolosi, nonostante che poi le statistiche siano inficiate da quelli che s’ammazzano con l’alcool, il fumo, le droghe e la macchina. Ma di cosa parliamo? Queste persone lungimiranti sono le stesse che poi ti fanno acquistare l’energia elettrica in Francia, pensando di essere furbi, senza essersi resi conto che per soddisfare le nostre richieste i nostri cuginetti transalpini hanno messo una centrale nucleare a Lione, che se esplode là o a Torino ditemi voi che cambia. Una centrale che però non puoi controllare e che ti fa pagare una bolletta col ricarico dei francesi sui costi di produzione. Saranno i figli di quelli che a suo tempo impedirono lo sviluppo in Italia, che l’aveva sperimentata, della TV a colori, che imperversava in tutta Europa, per destinare le risorse del Paese allo “sviluppo vero”. Domanda: qual è lo sviluppo vero, e chi decide in merito? E qui riciccia la solita vieta ideologia secondo la quale la realtà “vera” non è quella oggettiva, ma è quella funzionale al bene comune, che però è qualcuno particolarmente “illuminato”, non la gente, a decidere quale sia in quel “particolare momento storico”. Biechi figuri cancellati dalla storia e poi dagli uomini sotto le macerie del Muro di Berlino, che come la fenice cercano di risorgere dalle proprie ceneri per riproporre facce e tesi incartapecorite. Se per definire le linee di sviluppo in Italia ci dobbiamo affidare alle indicazioni di Celentano e Benigni, stiamo messi maluccio, non vi pare? Negli anni ’70 poi successe che “il popolo” una volta tanto fece di testa sua, ignorò gli anatemi anti-TV a colori degli “intellettuali” imperversanti e la gente si andò a comprare il televisore in Jugoslavia, in Francia, in Svizzera e Germania, arrabattandosi a ricevere alla meglio i canali a colori da Tele Montecarlo, Capodistria, dal Canton Ticino, dalla RTF. Risultato: la solita ipocrisia all’italiana. La TV a colori c’era, ma si vedeva male, riguardava solo il settentrione del Paese e si distrusse l’industria elettronica nazionale, che perso quell’autobus non ne ebbe altri a disposizione. Poi hanno fatto lo stesso col nucleare, coi filobus, coi tram. Pure sulla guerra ci hanno ripensato. Confrontate le loro posizioni rispetto al Desert Storming con quelle che hanno assunto per l’intervento in Libia. Mo questa è guerra santa, perché Gheddafi è amico del nemico…. Ma siate seri! Con l’Iran che porta avanti con determinazione un realistico programma nucleare indirizzato all’uso civile e bellico “per mettere le cose a posto in Medio Oriente”, trovandosi in bella compagnia di Corea del Nord, India, Israele, Pakistan, e chissà se è vero che Sud Africa, Kazakistan, Bielorussia ed Ucraina abbiano veramente disarmato le testate che avevano, che vanno ad aggiungersi ai soliti Cina, Russia, UK, Usa, Francia; col censimento del 2010 che ci conferma come il mondo sia tuttora infestato da oltre 25.000 testate nucleari, che ne bastono 3-4 per distruggere tutto, stiamo a sofisticare se sia il caso di mettere la centrale nucleare sicura a Latina, a Caorso o a Pontelagoscuro. Come discutere se valga la pena procurarsi un ombrello perché potrebbe piovere mentre si fa il bagno a mare  ….Il programma nucleare messo a punto da stuoli di valenti scienziati negli anni ’60 era rigoroso, lungimirante ed altruista, perché quelle generazioni si facevano carico dei rischi sempre insiti nello sviluppo di nuove tecnologie, perché purtroppo spesso il progresso reclama le sue vittime. Ed infatti pagarono Chernobyl, un’esperienza dalla quale si trasse il massimo profitto in tema di sicurezza. Il traguardo era chiaro: produrre energia nucleare ”pulita ed innocua”, senza la necessità di combustibile radioattivo arricchito, né la produzione di scorie radioattive da smaltire, replicando sulla terra la reazione di fusione nucleare che da miliardi di anni si svolge in varie forme in ogni più remoto angolo dell’Universo. Sul Sole essa riguarda la fusione di due atomi di idrogeno in un atomo di elio, con l’annichilimento di un protone, dando così luogo alla produzione di quantità di energia praticamente illimitate ed a costo praticamente zero: il futuro dell’umanità. Ma per innescare la reazione occorre riprodurre le condizioni esistenti sul Sole, ovvero ottenere in un punto all’interno del reattore una temperatura di 1,5 milioni °C e pressione di alcune centinaia di migliaia di atmosfere. Cosa molto difficile da ottenere, ma va anche detto che la reazione, una volta innescata, si auto-sostiene. Per arrivare a fare questo occorre procedere attraverso una fase di transizione, che era quella avviata negli anni ‘60, con la costruzione di cluster di centrali nucleari tradizionali, con i rischi ed i costi che ciò comporta, ma che possono essere resi ragionevolmente accettabili, che messe insieme fossero capaci di erogare le enormi potenze necessarie a batterie di Laser per generare raggi di luce puntiformi, collimati e coerenti per l’innesco della reazione nucleare del Sole. In effetti, i tempi sono dettati più dallo sviluppo dei materiali, che dalla costruzione delle centrali, la cui tecnologia è ormai pienamente consolidata. Mentre noi facciamo i referendum per imporre l’uso delle candele, gli scienziati del New NIF  (National Ignition Facility) lavorando alacremente senza le interferenze di attori fatiscenti, cantanti decotti e parlamentari analfabeti sono giunti abbastanza vicini all’obbiettivo di innescare artificialmente la reazione del Sole. Come riferisce il dr. Glenzer in un articolo pubblicato sulla rivista Science, poi ripreso su Science News, l’esperimento sarà effettuato in California presso i Lawrence Livermore National Laboratories utilizzando una batteria di 192 fasci Laser la cui luce sarà concentrata su un bersaglio delle dimensioni di un granello di pepe. In questo punto, se tutto andrà secondo le previsioni, si raggiungeranno pressioni e temperature maggiori di quelle presenti al centro del Sole e la fusione si innescherà. Si realizzerà così il sogno che scienziati di tutto il mondo cullano da decenni: ottenere energia pulita a costi bassissimi utilizzando l’idrogeno, l’elemento più diffuso e  più a buon mercato dell’Universo. Nel frattempo, si sarebbero potute costruire anche da noi centrali nucleari capaci di fornire energia a costi contenuti, ponendo un freno alla dissennata distruzione delle riserve di greggio e concedendo sollievo alle asfittiche finanze dei contribuenti. Adesso, invece, sono arrivati quelli che “vendo-la coscienza tanto per come son ridotto, gay, cagionevole e malaticcio, svogliato nullafacente, col piercing selvaggio ed i soldi per i tatuaggi rimediati espropriando e spacciando, chi se ne frega se va tutto a rotoli, anzi è pure meglio così pure quelli che lavorano, non si drogano, sono eterosessuali e rompono i marroni con la morale lo prendono in quel posto come noi che siamo proud di essere sessualmente diversamente abili”….Si fa il referendum, tutti che abboccano perché così “se famo er Berlusca”…Si può accettare che questi mascalzoni imperversino? Pure Mr. Sintassi, che quando frequentava l’ateneo (lui afferma di averlo frequentato e di essersi laureato. Mah. Se tace sono possibilista, ma quando lo sento parlare ho grande difficoltà a crederci), dicevo pure Mr. Checciazzecca che da studente simpatizzava  col Fronte della Gioventù, adesso per opportunismo personale s’è riscoperto proletario ed è contro il nucleare. Lui che l’unica forma di energia che conosca è quella della brace sulla quale cuoce le salsicce e che neanche lo sa quanto costa la benzina che gli passa gratis il “popolo” per ringraziarlo di “aver fatto fuori” la prima repubblica. Una iniziativa che rappresenta un evidente conflitto di interessi, visto che è valsa a  regalarci il Berlusca, senza il quale il peso politico dell’ex commissario di ferro approssimerebbe quello della materia organica smaltita con le acque reflue. Certo, se in questo Paese i valori si misurano con il numero di presenze alle Feste dell’Unità, o col numero di invettive rivolte al Premier lui sta a posto e la sua carriera politica si prospetta durevole e ricca di soddisfazioni. A questo punto volete che vi dica come finirà? Facile: come per la televisione a colori ed il filobus. Quando il nucleare ce l’avranno tutti, perché ce l’avranno tutti, e saremo i soli fessi a spendere 9.800 $ per un barilotto di greggio, che sarà reperibile a Via Condotti da Bulgari, o da Tiffany a New York, nella 5th Avenue, allora qualcuno si accorgerà della “peculiarità del momento storico” e si concederà al nucleare “per recuperare il tempo colpevolmente perso dai governi precedenti”, in particolare da quelli presieduti dal Berlusca che hanno “fatto disperdere importanti risorse del Paese mentre l’opposizione era impegnata a salvare il salvabile identificando le emergenze primarie e le strategie di intervento…”. Cioè, a cercare di stabilire quale fosse il sesso di Ruby. Che gente. E quell’altro che non se ne va, gettando il paese in mano a qualunquisti scellerati senza arte né mestiere. Che squallore! Sapete che faccio? Io metto da parte qualche candela ed un po’ di benzina. Non molta: quella che basta per arrivare a Montenero di Bisaccia, provincia di Campobasso, che sorge sull’unica altura brulla di una regione tappezzata di boschi. La natura con quelli è stata proprio matrigna: l'Italia dei Favori e manco du’ alberi. Ma ci vado lo stesso, almeno poi mi potrò sfogare. Ciao, Caelsius

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